Comunicati · 30/09/2026

PONTE SAN GIOVANNI, FIAB: «PER LA MOBILITÀ CICLABILE UN’ALTRA OCCASIONE PERSA»

Dopo la conclusione dei lavori del progetto PINQuA, FIAB Perugia Pedala fa il punto sulla rete ciclabile realizzata nel quartiere: dalle ambizioni iniziali a interventi che, a nostro giudizio, non riescono a offrire a chi si muove in bicicletta una rete continua, riconoscibile e sicura.

PONTE SAN GIOVANNI, FIAB: «PER LA MOBILITÀ CICLABILE UN’ALTRA OCCASIONE PERSA»

Con la conclusione degli interventi del progetto PINQuA a Ponte San Giovanni è arrivato il momento di fare un bilancio anche sulla nuova rete ciclabile prevista all’interno della complessiva riqualificazione del quartiere.

Per FIAB Perugia Pedala il giudizio è profondamente critico: si è persa un’occasione importante per realizzare, in uno dei quartieri di Perugia che meglio si prestano agli spostamenti in bicicletta, una vera rete ciclabile urbana.

Il percorso era iniziato ormai sei anni fa. Già nel 2020, nel pieno dell’emergenza Covid, FIAB aveva partecipato a incontri con l’Amministrazione comunale e con i tecnici per ragionare sugli interventi resi possibili dai finanziamenti statali destinati alla mobilità ciclabile. L’idea era quella di partire rapidamente con alcuni primi collegamenti, inserendoli però all’interno di un disegno più generale per Ponte San Giovanni.

Un quartiere che, per dimensioni, densità abitativa, presenza di scuole, servizi, attività commerciali e per un’orografia decisamente più favorevole rispetto a gran parte della città di Perugia, rappresentava e rappresenta tuttora il luogo ideale nel quale dimostrare che molti spostamenti quotidiani possono essere compiuti anche senza automobile.

Quei primi interventi immediati non furono realizzati e la rete ciclabile venne successivamente ricondotta all’interno della più vasta e complessa operazione PINQuA di riqualificazione del quartiere.

Da allora abbiamo però assistito, passaggio dopo passaggio, a un progressivo ridimensionamento delle soluzioni inizialmente prospettate, alla continua ricerca di compromessi che, secondo FIAB, hanno finito quasi sempre per penalizzare proprio le componenti più vulnerabili della mobilità: pedoni e persone in bicicletta.

Il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti.

Un discorso particolare merita via della Scuola, dove, almeno per un tratto, è stata adottata quella che FIAB considera la scelta più coraggiosa dell’intero intervento e, non a caso, la prima ad essere concretamente realizzata: ricavare la corsia ciclabile direttamente sulla carreggiata.

L’esperienza ha dimostrato che questa soluzione può funzionare bene e può inserirsi correttamente nella viabilità ordinaria, senza necessariamente creare i conflitti che spesso vengono evocati quando si propone di sottrarre una parte della carreggiata alla circolazione automobilistica.

La criticità, in questo caso, ha riguardato soprattutto la qualità dei materiali utilizzati. La colorazione della corsia ciclabile si è infatti deteriorata e scolorita nel giro di pochi mesi, riducendone sensibilmente la visibilità. Solo a seguito di una formale diffida di FIAB si è successivamente provveduto alla riverniciatura, sperando che stavolta sia duratura.

Un episodio che, secondo FIAB, dimostra due cose: da un lato che anche a Perugia è possibile realizzare corsie ciclabili in carreggiata capaci di funzionare; dall’altro che questo tipo di infrastruttura, certamente poco onerosa, richiede però materiali adeguati e una manutenzione coerente, affinché la segnaletica mantenga nel tempo efficacia, visibilità e riconoscibilità.

Proprio alla luce di questa esperienza positiva, appare ancora più difficile comprendere il progressivo arretramento verso soluzioni meno nette e meno efficaci nei successivi tratti della rete.

Il progetto iniziale di via Manzoni, con una pista ciclabile bidirezionale che doveva costituire l’asse portante della rete, è stato snaturato: la pista ciclabile è una monodirezionale, caratterizzata da numerose interruzioni e attraversamenti con traiettorie ad angolo retto e un cordolo basso di spearazione inadatto a proteggerla. Una soluzione che, anziché rendere più semplice e intuitivo il percorso, obbliga chi pedala a continui cambi di direzione e introduce nuovi punti di conflitto proprio dove un’infrastruttura ciclabile dovrebbe invece ridurli.

via manzoni 0via manzoni1via manzoni2Si è quindi intervenuti in via Nino Bixio, creando una sorta di anello, dove la soluzione è drasticamente più debole: una successione di riquadri dipinti sull’asfalto con il simbolo della bicicletta lungo il margine destro della carreggiata. Segnalazioni che non costituiscono, di per sé, una vera infrastruttura ciclabile separata non offrendo alcuna delle tutele previste dal Codice della Strada.

via bixio

Poi c’è via Cestellini, che avrebbe dovuto rappresentare il nuovo asse della centralità di Ponte San Giovanni, uno spazio nel quale restituire maggiore importanza alle persone e alla mobilità non motorizzata.

via cestellini

Anche qui, nel corso della progettazione, le ambizioni iniziali sono state progressivamente ridimensionate. Una parte consistente dello spazio è stata nuovamente destinata al parcheggio, con circa 70 posti auto, mentre il percorso ciclabile nell'area centrale è stato in parte ricavato occupando il marciapiede, finendo così per comprimere proprio gli spazi destinati ai pedoni.

Per finire, l’incomprensibile soluzione adottata per via del Pastificio, una strada senza uscita con scarsissimo traffico, dove buona parte della carreggiata è stata destinata a corsie ciclabili di scarsa se non nulla utilità.

via del pastificio

Guardando al quadro generale, dunque, il rischio è quello di avere prodotto soluzioni che finiscono per scontentare tutti: in primis chi utilizza la bicicletta non dispone di un percorso sufficientemente continuo, leggibile e protetto. Pure chi guarda con scetticismo agli investimenti sulla mobilità ciclabile trova facilmente argomenti per sostenere che queste opere siano inutili.

Ed è forse questo l’aspetto che preoccupa maggiormente FIAB.

Quando vengono impiegate risorse pubbliche rilevanti per la mobilità ciclabile senza realizzare infrastrutture realmente efficaci, il problema non è che si sia investito troppo nella bicicletta, ma che si sia investito male senza avere il coraggio di costruire una vera rete ciclabile.

Una pista ciclabile ben progettata non è una striscia di vernice aggiunta a ciò che rimane della carreggiata. Deve essere continua, riconoscibile, intuitiva e sicura; deve consentire a una persona anziana, a un ragazzo che va a scuola o a una famiglia di pensare di poter utilizzare la bicicletta senza sentirsi esposta al traffico automobilistico.

Era questo il salto di qualità che ci aspettavamo a Ponte San Giovanni che aveva tutte le condizioni per diventare un laboratorio della mobilità sostenibile di Perugia.

Per FIAB questa occasione non è stata colta. La distanza tra le ambizioni con cui il progetto era partito e il risultato oggi visibile rappresenta l’aspetto più deludente dell’intervento.